giovedì 12 febbraio 2015

Rassegna Stampa di oggi

mercoledì 11 febbraio 2015

martedì 10 febbraio 2015

Regione: approvato all’unanimità in consiglio regionale Ordine del Giorno per l’esenzione del bollo veicoli d’epoca

anche in Liguria.

Melgrati, Barbero e Scajola, promotori dell’iniziativa dichiarano: “ se non si troverà una soluzione il rischio è che molti proprietari siano costretti alla demolizione dei veicoli in questione”. 

Approvato all’unanimità l’Ordine del Giorno promosso dai consiglieri regionali Marco Melgrati e Angelo Barbero e sottoscritto anche da Marco Scajola, sulla decisione da parte del Governo di aumentare il bollo auto per le auto e moto d’epoca. Spiegano Melgrati, Barbero e Scajola: “ con il documento impegniamo la Giunta regionale a farsi parte attiva per evitare che a seguito del cambio della normativa sull’esenzione della tassazione sulle autovetture e moto d’epoca  i proprietari siano costretti
alla demolizione dei veicoli in questione”.  
“Abbiamo deciso – continuano i tre esponenti del centro destra - di presentare questo documento a seguito delle dichiarazioni apparse sulla stampa locale con le quali la Giunta regionale aveva affermato avrebbe portato all’attenzione del Governo nazionale il problema grave dell’aumento considerevole della tassa di circolazione per i veicoli d’epoca. Vogliamo un impegno concreto da parte dell’amministrazione regionale visto che parliamo di un settore caratterizzato anche da un importante indotto produttivo fatto di piccoli imprenditori, ad esempio meccanici, carrozzieri, che sono piccoli artigiani i quali ruotano intorno alla gestione di questi mezzi storici e va salvaguardato”. 
“Stiamo parlando di un patrimonio che non possiamo rischiare di perdere perché questi veicoli rappresentano la nostra tradizione culturale: l’Italia era tra i più importanti produttori di veicoli, e i veicoli d’epoca sono l’immagine visiva e concreta del design italiano nel mondo. Anche se siamo in ritardo, il
pagamento della tassa di circolazione doveva effettuarsi entro il 31 di gennaio, siamo ancora in tempo per seguire con pervicacia e attenzione questa questione. La Giunta deve attivarsi per trovare una soluzione così come hanno fatto altre Regioni, vedi la Lombardia e la Toscana, ad esempio. Non si capisce perché è legittimo che alcuni cittadini possano pagare meno di altri solo perché abitano in una Regione piuttosto che in un’altra”, concludono Melgrati, Barbero e Scajola.
Genova, 10/02/2015

Il consigliere Regionale capogruppo di Forza Italia Marco Melgrati replica alle dichiarazione di Di Tullio Ma Di Tullio ci è o ci fa? Non gli è bastato esordire nel passato con l’infelice idea dell’Ospedale unico, ovviamente a Savona…ora vuol cancellare Santa Corona! E questo “fenomeno” dovrebbe essere il prossimo Sindaco di Savona?

Melgrati: “Ma Di Tullio li legge i giornali? Non si è accorto che il Consiglio Regionale ha votato all’unanimità una Mozione e un Ordine del Giorno che impegnano la Giunta Regionale (attuale e futura) al mantenimento dei quattro presidi Ospedalieri in provincia di Savona?”.

Non tarda la risposta del capogruppo di Forza Italia Marco Melgrati alle “farneticazioni” del vice Sindaco di Savona Di Tullio che spiega: “Meno Ospedali e più risorse nelle emergenze, questa la "cura" di Di Tullio per la sanità… ma di cosa sta parlando Di Tullio?
Il vicesindaco di Savona è già stato smentito dalla risposta dell’Assessore Montaldo ad una mia interrogazione generata proprio dalle dichiarazioni di Di
Tullio sull’ipotesi dell’Ospedale Unico di Savona, e confermate nell’approvazione all’unanimità (compreso ovviamente il PD)  della Mozione e dell’ Ordine del Giorno che impegnano la Giunta Regionale (attuale e futura) al mantenimento dei quattro presidi Ospedalieri in provincia di Savona”.Continua Melgrati: “Di Tullio dichiara: “
Basterebbe, oltre a creare più punti di emergenza , che non sono necessariamente i pronto soccorso sul territorio, potenziare le risorse da rivolgere alle emergenze, vie di comunicazione
(quali, e con che soldi???) ed elisoccorso ad esempio (questa è bella!)”. Ma che cosa è per Di Tullio un punto di emergenza? Forse un Punto di Primo Intervento, come quei Pronto Soccorso declassati di Albenga e Cairo Montenotte, privi di trauma-center, dell’emodinamica, con la rianimazione a mezzo servizio? E ancora Di Tullio: “ Abbiamo un Ospedale come Santa Corona, una struttura antiquata. Non voglio eliminare l’ospedale pietrese, sarebbe solo necessario trasferire le eccellenze al suo interno ad Albenga”. Si, e a Santa Corona cosa rimane? Una speculazione edilizia? No grazie Di Tullio. E’ necessario invece potenziare l’ospedale di Albenga, questo sì, ma senza spogliare Santa Corona delle Sue eccellenze. 
Forse, anzi sicuramente, il “carneade” del Pd savonese Di Tullio non si è reso conto della portata dell’approvazione della mozione da me proposta, che è la stessa, in soldoni, già proposta dalle minoranze (tutte) di Pietra Ligure in Consiglio Comunale e bocciata dall’altro “fenomeno del PD”, il sindaco Valeriani (volutamente con la s minuscola)”. Di fatto la Mozione e l’Ordine del giorno hanno: confermato nel Piano Sanitario Regionale l’attuale consistenza della rete ospedaliera organizzata in quattro plessi ospedalieri, tra cui l’Ospedale Santa Corona riconosciuto come il secondo DEA di 2 Livello Ligure, l’annesso ospedale di Albenga con il quale costituisce un unico presidio di ponente, organizzato su due plessi , l’ospedale DEA di 1° livello di Savona e l’ospedale territoriale di Cairo M.tte. Tale impegno di conferma dovrebbe contemplare un atto di indirizzo programmatorio anche futuro; determinato la necessità di procedere al reintegro del corredo specialistico del DEA secondo la sopraggiunta nuova normativa, eliminando le situazioni di anomalia e sperequazione tra gli ospedali in rapporto alla loro classificazione; lo stesso per il ricalcolo dei posti letto già soppressi nel corso del 2012, secondo i parametri indicati nel decreto degli standard ospedalieri e, se del caso, dalle risultanze del ricalcolo; procedere al reintegro di eventuali posti letto eccessivamente soppressi nei vari ospedali; approvato l’urgenza di adeguare il protocollo di intesa per la riqualificazione del DEA di Santa Corona, già siglato, alla luce delle evidenze della presente mozione sotto l’egida e la supervisione della commissione regionale sanità; realizzare la riqualificazione del DEA pietrese; astenersi nel futuro ad intervenire alla rete delle emergenze facendo ricorso a metodi irrituali e in deroga alla Legge 41/2006. Conclude Melgrati: “Ma qualcuno di autorevole del Pd dica a Di Tullio, una volta per tutte, di smetterla di parlare di cose che non conosce, e soprattutto di non dire “stupidate” smentite preventivamente dall’Assemblea Legislativa della Liguria! L’unica cosa seria che ha detto è la seguente: “
Sarebbe necessaria una completa riorganizzazione all’interno della sanità regionale e savonese in particolare, ma non sono certo Loro (la dirigenza regionale attuale e futura del PD) a essere in grado di metterci mano!”
Genova, 10.02.2015

lunedì 9 febbraio 2015

domenica 8 febbraio 2015

sabato 7 febbraio 2015

Tecnoreef ad Alassio ancora in alto mare. La Regione invece di collaborare mette paletti e impone procedure non necessarie per impedire questa sperimentazione necessaria per la difesa e il ripascimento della spiaggia di Alassio. Presentata Interrogazione Urgente.

Melgrati: invece di cercare di agevolare una categoria che, nonostante le incertezze delle Concessioni Demaniali a seguito della direttiva Bolkenstein vuole investire, la Regione mette i bastoni tra le ruote. Assolutamente non necessaria la V.I.A.


I fatti: uno studio universitario commissionato dagli operatori balneari di Alassio in collaborazione con il
Comune aveva individuato nella tecnologia e nell’intervento di barriera cosiddetto TECNOREEF la possibile soluzione, non invasiva, vista la qualità e la particolarità della spiaggia di Alassio, per evitare l’erosione, soprattutto estiva, del litorale, e la conseguente possibile diminuzione di offerta turistica. Lo fa saper il capogruppo di Forza Italia Marco Melgrati, che annuncia la presentazione di una interrogazione Urgente. Infatti sembra che la Regione, nonostante negli incontri preliminari avesse indicato come strada da seguire quella della Procedura di Screening, procedura che per altro, oltre ai costi di progettazione, ha avuto anche costi di istruttoria particolarmente elevati, non sia convinta e voglia mandare la proposta progettuale a procedura di VIA (Valutazione di impatto ambientale) anche in funzione di un parere consultivo contrario da parte dei pescatori professionisti. Questa rischia di essere la goccia che fa traboccare il vaso, infatti mentre l’Assessore Regionale al Demanio indica a mezzo stampa che gli investimenti intesi alla protezione delle coste saranno privilegiati dalla Regione come elementi a favore dei balneari sottoposti al giogo della Bolkenstein, gli uffici che dipendono dallo stesso Assessore di fatto affondano una iniziativa finanziata completamente dai balneari proprio intesa alla difesa della costa. Gli imprenditori balneari, stanchi di subire scelte tecniche e tecnologie, dettate dagli interessi degli uffici regionali, che di fatto, per Alassio  non hanno mai prodotto nessun risultato, sono scesi in campo trovando ed identificando una tecnologia tutta italiana, ritenuta una possibile soluzione al problema dell’erosione delle spiagge attraverso barriere da posizionare sott’acqua con caratteristiche tecniche di  permeabilità amovibilità e pertanto sostenibili dal punto di vista ambientale. 
Dopo numerosi contatti con la Regione nei quali si compreso che gli uffici regionali prediligevano, per motivi sconosciuti, vecchi sistemi come il ripascimento strutturale con materiali di cava, di verificata inefficienza, molto costosi e di limitata durata nel tempo, in accordo con il Comune di Alassio circa due anni fa è stato finanziato un progetto definitivo che teneva conto di questi aspetti tecnici
innovativi per salvare la spiaggia di Alassio, unica vera fonte di richiamo turistico e di conseguenza di reddito per  centinaia di famiglie liguri.
Successivamente il Consorzio Adelasia che rappresenta 83 concessionari balneari di Alassio si è reso disponibile a finanziare interamente l’esecuzione sia del progetto pilota che del progetto definitivo senza che ci fossero dazioni di denaro da parte di altri enti e men che meno da parte della Regione. Alla
richiesta di conferenza di servizi partita dal Comune di Alassio la Regione ha bloccato il progetto in quanto la titolarità della convocazione sarebbe spettata alla regione stessa. Divenuta finalmente la Regione attore delle pratiche burocratiche di attuazione, prima che l’ufficio competente attivasse
la procedura di conferenza di servizi, sono state necessari numerosi incontri informali, in cui si e vincevano, soprattutto dalla responsabile del demanio , una serie di tentativi di bloccare ogni iniziativa che non rispecchiasse i vecchi e consolidati schemi. Dopo numerosi contatti con la Regione nei quali si compreso che gli uffici regionali prediligevano, per motivi sconosciuti, vecchi sistemi come il ripascimento strutturale con materiali di cava, di verificata inefficienza, molto costosi e di limitata durata nel tempo, in accordo con il Comune di Alassio circa due anni fa è stato finanziato un progetto definitivo che teneva conto di questi aspetti tecnici innovativi per salvare la spiaggia di Alassio, unica vera fonte di richiamo turistico e di conseguenza di reddito per  centinaia di famiglie liguri. Successivamente il Consorzio Adelasia che rappresenta 83 concessionari balneari di Alassio si è reso disponibile a finanziare interamente l’esecuzione sia del progetto pilota che del progetto definitivo senza che ci fossero dazioni di denaro da parte di altri enti e men che meno da parte della Regione. Alla richiesta di conferenza di servizi partita dal Comune di Alassio la Regione ha bloccato il progetto in quanto la titolarità della convocazione sarebbe spettata alla regione stessa. Divenuta finalmente la Regione attore delle pratiche burocratiche di attuazione, prima che l’ufficio competente attivasse la procedura di conferenza di servizi, sono state necessari numerosi incontri informali, in cui si evincevano,  soprattutto dalla responsabile del demanio , una serie di tentativi di bloccare ogni iniziativa che non rispecchiasse i vecchi e consolidati schemi. Quindi nel corso di ulteriori incontri con i responsabili regionali ed a seguito di precise indicazioni si è proceduto a modificare il progetto ed a integrarlo con le specifiche richieste dagli uffici regionali, infine sempre dietro consiglio della Regione medesima si è proceduto a pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Liguria il deposito della documentazione inerente tale progettazione per le eventuali osservazioni al progetto medesimo, osservazioni che non ci sono state, quindi al momento di concludere l’iter progettuale la Regione ha avanzato perplessità e paventato la necessità di procedere con un altro tipo di procedura quella della VIA ovvero della Valutazione di Impatto Ambientale.  
Il progetto, sebbene realizzato con: strutture amovibili  e riposizionabili a piacere degli utilizzatori primari ( balneari); prodotti certificati in qualità specificamente per barriere marine e quindi studiato per minimizzare gli impatti ambientali e massimizzare la sostenibilità dell’intervento proposto; senza rappresentare un ostacolo o una barriera, ma bensì una sorta di secca naturale e quindi non oggetta a procedure di valutazione di impatto ambientale cosi come già accaduto in altre regioni italiane; un posizionamento che avviene in una zona che normalmente non viene utilizzata per la pesca rammentando anche  che una barriera naturale quale è rappresentata dalle praterie di posidonie è stata negli anni danneggiata proprio dai pescatori professionisti; non ha ancora ottenuto il giusto riconoscimento e nonostante il progetto raggruppi in se tutte queste prerogative positive, la regione invece di collaborare al fine di analizzare un nuovo ed efficace sistema di gestione della costa  sta facendo tutto il possibile per ritardarne i tempi con l’intento di far abbandonare il progetto agli operatori balneari. Da quando sta accadendo sembrerebbe evidente  l’interesse della Regione a non voltare pagina, per non perdere un potere di gestione che ormai si sta sgretolando nelle sue mani.  Scelte sbagliate sulle coste rendono l’ambiente brutto e senza spiagge , in una regione vocata al turismo balneare e dal quale migliaia di famiglie traggono sostentamento. 
Se poi si pensa, conclude la sua interrogazione il capogruppo di Forza Italia Marco Melgrati,  che le previsioni di intervento regionale con ripascimenti dai costi elevatissimi (due milioni di euro previsti per il primo lotto dei lavori) su di un tratto di costa tra Albenga e Ceriale al solo scopo di proteggere la linea ferroviaria che come tutti sappiamo è comunque destinata ad essere spostata (quando non si sa), ci preoccupano non poco, e si chiede alla Giunta Regionale di intervenire per semplificare e velocizzare al massimo l’iter di questo progetto che i burocrati regionali non hanno apprezzato, ma che potrebbe essere una sperimentazione pilota positiva da esportare anche su altri lidi della regione, e comunque di bassissimo se non nullo impatto ambientale.

Rassegna Stampa di oggi sul PUNTO DI PRIMO INTERVENTO AD ALBENGA






venerdì 6 febbraio 2015

Difficoltà al Punto di Primo Intervento di Albenga per carenza posti letto. Marco Melgrati raccoglie la denuncia del capogruppo di Forza Italia di Albenga Eraldo Ciangherotti e presenta interrogazione urgente. “Il Punto di Primo Intervento dell’Ospedale d’Albenga va potenziato e vanno aumentati posti letto e personale”.

Il Capogruppo di Forza Italia in regione Marco Melgrati riprende la giusta denuncia del consigliere comunale e capogruppo di Forza Italia di Albenga Eraldo Ciangherotti sulla difficile situazione che stanno vivendo pazienti e medici ed operatori sanitari del Punto di Primo Intervento dell’Ospedale di Albenga. Spiega Melgrati: “ carenza posti letto e carenza di personale, pazienti che vagano da un ospedale all’altro alla ricerca di posti letto nei vari ospedali, Punto di Primo Intervento intasato, una situazione che ha dell’esplosivo e che dimostra in maniera evidente che è assolutamente necessario potenziare l’offerta sanitaria di tutto il comprensorio sanitario del ponente savonese e più ingenerale della sanità della Provincia di Savona”.

Continua l’esponente di Forza Italia: “La segnalazione poi del consigliere Ciangherotti sulla possibilità di utilizzo di due camere con 4 posti letto, presenti ma inutilizzate nell’ex reparto di medicina d’accettazione ed’urgenza del Santa Maria Misericordia, consentirebbe di attivare un servizio di Osservazione Breve Intensiva che potrebbe essere una soluzione non risolutiva ma in qualche modo potrebbe rappresentare un consistente supporto.Per questo ho presentato un’interrogazione urgente con la quale chiedo all’Assessore Montaldo di intercedere presso Asl 2 e  rendere disponibili questi letti, ma per fare questo è necessario rinforzare l’organico infermieristico ed oss attualmente in numero neppure sufficiente a svolgere le normali attività del Punto di Primo Intervento che anche per il 2014 ha visto accedere quasi 23.000 pazienti”.
“Il consiglio regionale ha approvato recentemente un ordine del giorno, da me promosso, con il quale si impegna la Giunta regionale a lavorare per garantire un servizio sanitario efficace ed efficiente sul territorio, partendo dal mantenimento degli assetti ospedalieri che devono funzionare al meglio. L’ospedale di Albenga è ricompreso e quindi deve essere reso più funzionale possibile i virtù delle esigenze e delle necessità del territorio e dei pazienti”, conclude Marco Melgrati.

Genova, 06/02/2015

giovedì 5 febbraio 2015

Progetto di Legge Presentato da Forza Italia a difesa dei disabili. Marco Melgrati risponde all'assessore Rambaudi

“Disciplina per la vita indipendente e autodeterminata di persone con handicap grave”. La proposta di delibera di Giunta Regionale dell’Assessore Rambaudi sostitutiva della Legge presentata dal gruppo di Forza Italia è un palliativo inaccettabile.

Melgrati risponde alla Rambaudi con una lettera: “dopo le sentenze del Tar Piemonte e del Tribunale di Ascoli, necessaria una legge per la cura e l’assistenza casalinga dei disabili gravi. L’assessore non cerchi scorciatoie! Non si calpestano i diritti dei disabili gravi e gravissimi!”
L’assessore Lorena Rambaudi in relazione alla proposta di legge presentata dal Gruppo di Forza Italia in Consiglio Regionale dall’oggetto: “Disciplina per la vita indipendente e autodeterminata di persone con handicap grave” ha fatto pervenire al promotore dell’iniziativa legislativa, il Capogruppo di FI Marco Melgrati, una nota sul tema dell’assistenza e cura dei disabili gravi. Lo fa sapere lo stesso Marco Melgrati che annuncia di aver a sua volta risposto all’Assessore e spiega:“nella lettera l’assessore Rambaudi scrive che ha esaminato con attenzione la Nostra proposta di legge e ne condivide per la quasi totalità i contenuti. Con questa lettera l’assessore Rambaudi ci propone “una collaborazione al fine di migliorare gli atti amministrativi in elaborazione”, chiedendoci di “rinunciare al disegno di legge che per problema di metodo e non di merito mi porterebbe aduna posizione contraria e dare evidenza dei modi che riterremo opportuni della collaborazione fra Giunta e Consiglio nella sua interezza”. Peccato che nel frattempo la Magistratura Giudicante,con le sentenze del Tribunale di Ascoli e del Tar del Piemonte, hanno finalmente chiarito concetti e diritti che noi ben conoscevamo,calpestati fino ad ora, in relazione all’assistenza domiciliare indiretta a disabili gravi, e il diritto ad essere curati a casa ed assistiti da famigliari (i cosiddetti caregiver). Per parte nostra la risposta negativa alla proposta della Rambaudi è conseguenza di una serie di confronti con le associazioni di riferimento e con i familiari delle persone disabili, sempre in prima linea con grandi difficoltà anche economiche e mai sostenuti dalla Giunta Burlando, che hanno definito inaccettabile qualsiasi forma di mediazione. Ci sono sentenze che riconoscono determinati diritti di assistenza che oggi sono stati per esigenze di bilancio regionale del tutto trascurati”.

Infatti la sentenza del Tribunale di Ascoli sancisce finalmente che si può assumere un familiare come assistente mentre le sentenza del Tar Piemonte fa chiarezzasull'esigibilità del diritto e sulla quota a carico del fondo sanitario anche per quello che concerne le prestazioni da badante: “in soldoni – precisa il capogruppo di Forza Italia-  sembrerebbe che chi aveva diritto al L.E.A  (livello essenziale di assistenza)era solo chi era ricoverato, ora si può pretendere il L.E.A. anche se si è a casa!!! Così mentre i Comuni devono recuperare le risorse dal Fondo Sociale, la Regione deve trovare i soldi nel Fondo Sanitario. Infatti non tutti sanno che mentre la persona ricoverata ha diritto al L.e.a.(livello essenziale di assistenza) perché' assistito da personale infermieristico, colui che sta a casa non poteva vederselo riconosciuto. In pratica la persona assistita in Rsa o in Rsd è a carico del Fondo Sanitario Nazionale, mentre chi è a casa è a carico del Fondo Sociale che però non ha più risorse a disposizione”.
“Invece la Regione deve recuperare i soldi dal Fondo Sanitario regionale. La questione è che le delibere regionali per l'assistenza indiretta in Liguria, la n° 862 del 15/07/2011 e la n° 226 del 1 marzo 2013, prevedono l’erogazione degli assegni di cura per chi deve provvedere all’assunzione di un assistente familiare e riconoscono un contributo forfettario ai familiari che si occupano direttamente delle persone affette da patologie o da handicap invalidanti e da non autosufficienza, qualsiasi sia la loro età (compresi i minorenni), a valere sul comparto assistenziale e quindi sono legate alla disponibilità finanziaria,insufficiente,  di questa voce di bilancio; in poche parole non hanno mai i soldi,  mentre la sentenza del Tar Piemonte è assolutamente chiara, e dirotta questi LEA a carico del fondo sanitario nazionale. La Regione è quindi è obbligata a trovare i finanziamenti”
“In ogni caso ricordiamoci che le spese Regionali saranno notevolmente ridotte con l'assistenza indiretta,rispetto per esempio a ricoveri “forzati” in strutture convenzionate (magari gestite da cooperative “amiche”), quindi non ci sono più scusanti. Come acclarato un disabile o un anziano non autosufficiente in RSA o RSD costa alla comunità non meno 270 euro al giorno cioè circa 99 mila euro all'anno per non parlare dei disabili cosiddetti gravissimi il cui costo in struttura supera i 500 euro giornalieri. Si tratta di diritti che non possono essere negati, nemmeno col pretesto delle ristrettezze di bilancio o del risanamento del debito sanitario. Se la Regione non ha le risorse, le chieda al Governo! L’assessore si adoperi per approvare al più presto la proposta di Legge presentata dal gruppo di Forza Italia. La Sua proposta di mediazione è irricevibile”.

Genova,05.02.2015.